Alcuni di loro non fanno più ridere da anni, ammesso siano mai riusciti nell’impresa. Altri, poi, ripetono a loop lo stesso film, mandando in scena una tristezza infinita. Sarà per questa ragione che i Comedians (così li definiscono i “bravi ragazzi” del Leonkavallo, richiamandosi al film di Gabriele Salvatores, nel lanciare sui social la manifestazione nazionale di sabato prossimo, a Milano) hanno deciso di farci piangere. Perché saranno proprio loro, i Comedians appunto - Gabriele Salvatores, Gigio Alberti, Claudio Bisio, Antonio Catania, Paolo Rossi, Renato Sarti e Bebo Storti, per il momento- a portare in piazza il verbo della cultura de sinistra, che di vedere sfrattato il Leoncavallo (centro sociale abusivo da 50 anni) per la legittima aspirazione della proprietà dell’immobile di realizzare i propri progetti) non ne vogliono proprio sapere. Per Comedians e comparse varie la legge non è uguale per tutti, va interpretata a seconda della collocazione politica.

E così sabato prossimo (a vacanze finite), il capoluogo lombardo (il raduno è fissato nella centralissima arteria di Corso Venezia nel primo pomeriggio, stasera invece c’è l’assemblea preparatoria) si ritroverà a fare i conti con la manifestazione nazionale del Leoncavallo, lo storico centro sociale che non ha mai fatto i conti con la legalità, figuriamoci con il fisco... «Lo sgombero del Leoncavallo è una evidente conseguenza delle trasformazioni avvenute a Milano a partire dal piano urbanistico», sostengono sui social gli esponenti del centro sociale, «modello che si vorrebbe estendere altrove. Ma è anche vendetta del potere contro chi prova a resistere. La mano del governo (e poteva mancare l’assalto frontale contro la premier, Giorgia Meloni? Dai su...) è calata sul vecchio Leo, nel 50esimo anno della sua storia, per avviare la campagna elettorale della destra, a trazione Fratelli d’Italia, verso le prossime elezioni comunali». Come se il rispetto della legge e le sentenze di sfratto fossero una variabile indipendente.