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Trascinatore per simpatia e carisma, magmatico come la sua Sicilia, è stato anche una figura tragica

Emilio Fede, nonostante tutto, era ancora vivo. Non so se ne avesse ancora coscienza, dato che da anni era già stato sepolto sotto badilate di calce viva, tali da squagliare le ossa di un santo martire. E lui non era certo santo, e se è stato martire, è stato un complice forse volontario della sua fine, solitaria e senza gloria. Eppure qui desidero restituirgliene un po', non tanta, quella che merita. Da anni era stato raffigurato come una macchietta, ma senza benevolenza alcuna, trattato da giornalisti scalcagnati quasi fosse un ometto maligno, dimenticando quel che egli è stato nel lavoro, che per me è quanto più conta nel definire la serietà di un uomo: un giornalista fenomenale. Aveva una qualità da rabdomante come nessuno prima di lui: non si sa come, un attimo prima della notizia era giusto lì, davanti alla telecamera, senza un appunto, con una immagine sbiadita che gli sarebbe apparsa davanti. Accadde nel 1991, in gennaio, fu il primo al mondo a far vedere ai suoi spettatori il bombardamento di Bagdad, guerra del Golfo. L'inizio di tutti i guai che ancora oggi perseguitano il mondo, ebbero lui per cronista. Culo? Se lo fu, diciamo che si è esaurito in quel momento, almeno nel senso buono del termine. Infatti tutti i vizi o vezzi, virtù o difetti gioco, donne, amicizie, battutacce, rancori che ha praticato nel corso della sua esistenza gli sono tornati tutti dolorosamente in quel posto lì.