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Domenica sera nell’est dell’Afghanistan c’è stato un forte terremoto che ha provocato più di 1.400 morti e migliaia di feriti. Ci sono ancora molte persone disperse e intrappolate sotto le macerie degli edifici crollati. Finora prestare soccorso è stato molto complicato, sia per l’orografia della regione interessata che per la scarsità di risorse e mezzi di cui dispone il regime afghano dei talebani.

Il terremoto ha colpito un’area che è per lo più montuosa e ci sono state frane che hanno bloccato le strade per accedervi. L’area è relativamente vicina alla capitale, Kabul, e alla città di Jalalabad, ma molte vie d’accesso passano attraverso gole strette e molto ripide, e sono ostruite. Inoltre tantissime case delle aree interessate dal terremoto erano costruite in pietre e terracotta, e quindi molto fragili. Nelle ultime 24 ore nella regione è piovuto, e questo ha aumentato ulteriormente le difficoltà.

Lunedì sera diverse cittadine erano ancora isolate e non erano state raggiunte dai soccorsi. Capire come sia la situazione attuale è molto difficile, anche perché in molte aree non c’è copertura telefonica.

In diverse zone dove i soccorsi faticano ad arrivare si sta cercando di spostare le macerie a mani nude, cercando i dispersi. I tentativi sono proseguiti anche nella notte tra lunedì e martedì, usando torce e cellulari per far luce e trasportando le persone ferite su barelle improvvisate. Centinaia di persone sono state trasferite nell’ospedale principale di Jalalabad, che però era già molto affollato e in condizioni caotiche.