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A 85 anni il regista italiano Marco Bellocchio ha scritto e diretto una serie tv, la seconda della sua vita dopo Esterno notte, sul caso Enzo Tortora. Si intitola Portobello ed è considerata una delle serie più attese e importanti dell’anno, sia per l’argomento sia perché a occuparsene è un regista abituato ad avere punti di vista forti su ciò che racconta.
Le prime due puntate sono state presentate alla Mostra del cinema di Venezia, negli spazi dedicati ai film principali (cosa non frequente per le serie). È una coproduzione tra la piattaforma statunitense HBO Max, il canale francese Arte e Rai Fiction (oltre alle case di produzione The Apartment, Our Films e Kavac). Sarà la serie con cui la piattaforma di streaming HBO Max verrà lanciata in Italia nel 2026, e con la quale cercherà di convincere i potenziali spettatori a sottoscrivere un abbonamento. Solo successivamente sarà trasmessa dalla Rai, che pur di averla quindi è stata disposta ad arrivare seconda.
È il punto di arrivo di uno spostamento di Bellocchio nell’industria culturale iniziato nel 2000, con uno dei suoi film più noti: Buongiorno, notte. Prima di quel film Bellocchio era molto stimato e rispettato come regista di film d’autore, fin dai suoi primi film negli anni Sessanta, ma per decenni era stato lontano dal successo. A differenza di altri grandi nomi del cinema italiano non ha sempre lavorato con gli attori e le attrici più importanti e di certo non ha sempre incassato. Semmai è sempre stato un regista di grandi idee, molto rigoroso e coerente nel proporle e iconoclasta. Il suo primo film, I pugni in tasca, racconta di un ragazzo di famiglia borghese che insofferente dell’istituzione familiare e delle sue costrizioni uccide i genitori come gesto liberatorio. Uscì nel 1965.














