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2 SETTEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 18:43
La premeditazione non è stata riconosciuta perché lo scopo dell’avvelenamento con il topicida era “l’aborto del feto” e non “l’omicidio della madre”. Per questo “non vi sono” prove che “consentano di retrodatare il proposito” di Alessandro Impagnatiello di uccidere Giulia Tramontano “rispetto al giorno” in cui l’ha accoltellata. Sono queste le motivazioni della sentenza di condanna dell’ex barman per il delitto di Senago del 27 maggio 2023. I giudici, lo scorso giugno, hanno confermato l’ergastolo per Impagnatiello ma non hanno riconosciuto la premeditazione.
Secondo quanto si legge nelle motivazioni, per i giudici le “somministrazioni tossiche” avvenute per mesi non provano che Impagnatiello abbia premeditato l’omicidio dell’allora compagna 29enne. Avere somministrato a Giulia il topicida avrebbe avuto lo scopo di causare un aborto spontaneo e dare “una drastica ‘soluzione’” al figlio che la donna aspettava, di cui lui “auspicava la soppressione”, identificandolo come ‘il problema’ per la sua carriera, per la sua vita”. “Che Alessandro Impagnatiello abbia accarezzato l’idea di sbarazzarsi della compagna, allorquando fu informato della gravidanza di lei – scrivono i giudici di secondo grado nelle 59 pagine di motivazioni – è ipotesi congetturale, che non ha alcun sostegno indiziario, e non lo ha perché, molto semplicemente, non è rispondente al vero storico“.







