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2 SETTEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 14:39
Nel carcere è entrata nel 1998, tramite i malati di Aids residenti in una Casa della Caritas. “Avevo cominciato a occuparmene perché erano esclusi da tutto, a causa di un pesante giudizio etico. Ma facilmente finivano in carcere”. Laura Fersini, oggi 86 anni, è volontaria in carcere da oltre venticinque anni. Il primo “impiego” come volontaria Caritas a Rebibbia Nuovo Complesso, appunto nel reparto malati di Aids. “Dopo l’esperienza in infermeria ho voluto conoscere il carcere come problema sociale e ho cominciato ‘il giro’. Prima Casal del Marmo, minorile – dove mi hanno affidato una ragazza che poi ho seguita anche nella Casa Famiglia in cui l’hanno trasferita –; poi sono passata a Rebibbia Penale, dove ci sono detenuti con condanne definitive e lunghe, infine Rebibbia Femminile; e qui mi sono fermata, con l’intenzione di conoscere bene proprio quelle detenute. Oggi vado ogni venerdì dalle 9 alle 14, soprattutto per parlare con le detenute e ascoltare le loro esigenze. Quando arrivo chiamo la detenuta che sto seguendo, e ci parlo: c’è chi mi chiede di chiamare un avvocato o i genitori o qualcun altro, in genere invece non è necessario contattare il garante dei diritti dei detenuti perché ci parlano loro direttamente; oppure c’è chi ha bisogno solo di parlare, di sfogarsi, allora discutiamo dei libri che leggiamo, ci confrontiamo sul libro. Non chiedo che reato hanno fatto né che pena hanno. Né do per scontato che mi dicano la verità quando me ne parlano. Una volta è venuta una detenuta e mi ha detto: so che tu puoi dare solo il tuo tempo, ma sapessi quanto tempo mi è necessario, si è seduta e ha parlato della sua infanzia”.






