«Senza è molto più difficile costruire una famiglia», per questo il governo sta pensando a «un grande piano casa a prezzi calmierati per le giovani coppie». È la premier Giorgia Meloni a dare per prima l’annuncio: lo fa alla platea del meeting di Rimini e lo fa assicurando che ci sta lavorando assieme al ministro dei Trasporti, Matteo Salvini. Ché da una parte ci sono le esigenze, mica solo dei ragazzi, a crearsi una vita autonoma, c’è quel diritto al futuro che non è uno slogan elettorale, è serio, serissimo, è il metro con cui si misura la stabilità di un Paese: ma dall’altra, le abbiamo viste in questi mesi, fioccano le grane attorno all’urbanistica, ci sono le mille difficoltà di ogni dì, i contratti precari, i bilocali introvabili, c’è un sistema farraginoso, eccessivamente burocratico che o lo si aggiorna o son dolori perché, siamo onesti, l’ultimo vero intervento strutturale in materia è stato fatto dalla Dc di Amintore Fanfani, ma era il secondo dopoguerra.
Nel secolo successivo, pure nel nuovo millennio: che sia una necessità, questo benedetto riammodernamento del settore abitativo, adesso che il 2025 è addirittura scavallato, siamo nel suo secondo semestre, lo sostengono tutti. Lo dice, tanto per cominciare, l’Associazione nazionale dei costruttori (nell’intervista qui a sotto); lo dice la Consap, che è la Concessionaria dei servizi assicurativi pubblici; lo dice anche Confedilizia. Il momento è adesso, lo sguardo è al poi: ma se non si comincia ora non si scioglie più nessun nodo. E di nodi, qui, ce ne sono fin troppi.







