Esattamente 35 anni fa, il 3 settembre 1990, Evi Rauter è scomparsa. Aveva 19 anni, una vita intera davanti a sé, un lavoro che l'aspettava a Bolzano e un animo libero che aveva appena espresso con un viaggio a Firenze, dalla sorella. Fino a quel biglietto, qualche giorno dopo: «Vado a Siena, torno questa sera». Poi, il silenzio. Un vuoto che si è fatto insopportabile con il passare delle settimane, dei mesi, degli anni, trasformando la speranza in un'angosciosa incertezza. Quel silenzio durato 32 anni per la sua famiglia di Lana, in Alto Adige, è un'attesa ancora oggi senza fine, sospesa in un limbo di dolore e mistero. Il dramma dei Rauter si è consumato su due piani distanti quasi mille chilometri. Da una parte l'ansia dei genitori Hermann e Karolina e della sorella Christine, che hanno denunciato la scomparsa fornendo ogni dettaglio, dall'orologio Casio che Evi portava al polso alla salopette di jeans che indossava. Dall'altra a Portbou, in Spagna, il corpo di una ragazza trovata impiccato a un albero meno di 24 ore dopo la sua scomparsa: un episodio archiviato come «suicidio di sconosciuta».