Nel pieno del mese di agosto è stato sfrattato a Milano lo storico centro sociale Leoncavallo. Tenendo conto non solo della dimensione simbolica e politica, questo sfratto inevitabilmente ci porta a riflettere sull’importanza degli spazi come luoghi di ritrovo, in cui incontrarsi senza dover per forza ordinare qualcosa, in cui poter condividere momenti con altre persone come te. Gli adulti ci dicono spesso che non dobbiamo solo uscire per andare a bere. Ma altrettanto spesso, nei discorsi tra di noi, ci chiediamo cosa fanno per fornirci delle alternative. Certo le amministrazioni non hanno mai tra le loro priorità quella di garantire luoghi di incontro ai giovani. Gli spazi di aggregazione permettono ai ragazzi di crearsi un’identità non legata a contesti come scuola, famiglia. Consentono di sentirsi parte di un gruppo andando così a sviluppare la cosiddetta «identità sociale» che in mancanza di spazi finirebbe con il formarsi soltanto online, distanziata da una comunità concreta. In sociologia esiste il concetto di «capitale sociale», ovvero l’insieme di tutti quegli aspetti sociali, come possono essere le tue relazioni, che ti permettono di raggiungere degli obiettivi o dei vantaggi. Questo termine non può che legarsi con il concetto di spazio: quale miglior luogo se non gli spazi di aggregazione per sviluppare il proprio «capitale sociale», importante per il benessere dell’individuo, per la sua crescita e per il suo rapporto con la società. Un altro concetto importante sempre legato agli spazi è il fatto che dove la socialità non viene necessariamente «pagata» diventa alla portata di tutti, un ambito in cui le condizioni socioeconomiche di partenza smettono di essere importanti lasciando il palcoscenico al vero soggetto: la persona. E al vero obiettivo: la socializzazione tra simili, la condivisione di hobby, il sentirsi parte integrante di qualcosa, della società. Eppure, man mano che passano gli anni questi spazi di incontro si riducono sempre di più, li vediamo come un lontano ricordo e lasciano posto a luoghi in cui la socializzazione è diventata a pagamento. Vediamo le città che smettono di investire su questi luoghi, ragazzi ormai rassegnanti al fatto che per vedere un amico o per parlare con qualcuno si deve per forza «prendere qualcosa». Penso che i nostri amministratori e in generale gli adulti su questo dovrebbero intervenire.
Leonka, risposta cercasi <br>per offrire spazi ai giovani senza consumazione
Gli spazi di aggregazione permettono ai ragazzi di crearsi un’identità non legata a contesti come scuola, famiglia. Ma le città che smettono di investire su questi luoghi, e i ragazzi sono rassegnanti al fatto che per vedere un amico o per parlare con qualcuno si deve per forza «prendere qualcosa» *Studentessa, 21 anni, Milano








