Glielo dicevano tutti: “non sai amare. Non sei nato per vivere in coppia. Sei inaffidabile. Un traditore. Poco incline alle gentilezze. Sconosci la cura. Sei algido”. E così via.
Sin da quando era adolescente, Andrea, nome di fantasia, mio paziente, sembrava dare il peggio di sé. Lo faceva tutte le volte e lo faceva, soprattutto, con chi amava o voleva bene davvero. Con la madre era tremendo. Aggressivo, anzi feroce. Manipolativo. Sfuggente. L’accusava, e non troppo inconsciamente, di essere stata lei la causa della separazione dal padre, in realtà il marito era scappato a gambe levate con la segretaria più giovane di lui di ben vent’anni senza mai più girarsi indietro. La fuga del padre aveva lasciato la famiglia sgomenta e aveva consegnato Andrea all’astio e al tormento.
Una moglie distrutta dal dolore del lutto: a salvarla non è stato un uomo, ma il suo cane Tino
Una vista sregolata
Andrea andava male a scuola, peggio all’università e per arrotondare metteva la musica in discoteca, attività sicuramente remunerativa ma che lo allontanava sempre di più dallo studio e dalle regole di una vita ordinata. Amava, così diceva, tante donne. Tutte contemporaneamente. Si fidanzava con una ragazza per poi tradirla subito dopo e finché non veniva scoperto riusciva a barcamenarsi tra due relazioni. A scoperta del tradimento avvenuta ne lasciava una, solitamente la più esigente, per rimanere con l’altra, la più sottomessa, per poi tradirla nuovamente alla prima occasione.






