È un racconto pieno di emozioni quello di Cecilia Sala. La giornalista ha ripercorso la sua prigionia in Iran, anticipando il suo nuovo libro I figli dell'odio. Il momento peggiore è stato "quando mi hanno fatto uscire dalla cella, bendata e incappucciata come sempre, aggrappata al bastone della guardia per non cadere, e mi hanno tolto la benda e il cappuccio per farmi vedere una gru: 'È quello che facciamo alle spie'". E se - tiene a precisare al Corriere della Sera - "è una cosa che sappiamo tutti, le assicuro che vedere la gru delle impiccagioni lì, nel cortile del carcere, è stata durissima".

Sala ammette di aver "avuto una crisi di panico, e per una volta, anche se mi ero ripromessa di non farlo mai, ho accettato di essere sedata". Anche l'ingresso nel carcere di Evin è terrificante: "Ti spogliano. Devi fare il solito squat nuda. Sul pavimento sotto il metal detector sono dipinte le bandiere americana e israeliana, che devi calpestare. Gli uomini vengono picchiati. Tutti, sistematicamente - racconta - Le celle per gli interrogatori sono chiuse e insonorizzate, ma a volte vengono aperte, e senti le grida dei torturati. Anche le donne a volte vengono bastonate. A me non è accaduto".