È stato un accenno rapidissimo. Sovrastato dalle domande della giornalista Myriam Encaoua di FranceInfo, che portavano il discorso altrove. Soprattutto, l’accusa di dumping fiscale che il primo ministro francese François Bayrou ha lanciato all’Italia nel corso dell’intervista rilasciata a quattro reti televisive domenica, avevano lo scopo di criticare le proposte del Parti socialiste, e non le politiche italiane. Proprio per questo motivo è innegabile la gaffe - non l’unica di Bayrou, in questo periodo tormentato per il suo governo - o meglio la scortesia diplomatica verso il nostro Paese.

L’accusa non riguarda, innanzitutto, le imprese italiane; riguarda piuttosto le persone fisiche e le politiche, introdotte dal governo Renzi e poi corrette dal governo Meloni, per favorire l’immigrazione dei più ricchi. Il Parti socialiste ha infatti proposto per risanare il bilancio pibblico francese una contromanovra che prevede un forte aumento delle imposte: 32 miliardi, secondo i calcoli di Bayrou. La misura che ha raccolto maggiore attenzione è la “tassa Zucman”, dal nome dell’economista francese Gabriel Zucman, oggi all’Università di Berkeley in California. La proposta punta a introdurre un’imposta annuale del 2% sui patrimoni superiori ai 100 milioni, che potrebbe raccogliere circa 15 miliardi.