A cinquant’anni e dopo una separazione, in un periodo di fragilità il brutto episodio di una rapina scatena le ansie. Ma grazie alla vicinanza della sorella e a un corso di autodifesa, ricomincia a vivere. La psicologa: “Il nostro atteggiamento, nei confronti di ciò che di sfavorevole viviamo, è uno strumento a nostra disposizione che condiziona molto la possibilità di reagire in una direzione o nell'altra”
di Veronica Mazza
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“Non era un bel periodo della mia vita. Avevo compiuto da poco cinquant’anni e invece di avere delle sicurezze, tutto sembrava incerto e fumoso. Dopo un lungo matrimonio, durata ben due decenni, mio marito mi aveva lasciato. Scrivendo solo un biglietto, se ne era andato via di casa da un momento all'altro, senza preavviso, senza un discorso. Mi sentivo fragile e vulnerabile. Ma la mia precaria situazione mentale ed emotiva è precipitata quando ho subito una rapina”. Questa è la storia di Antonella R, una donna che oggi ha 52 anni, vive a Napoli e lavora nel mercato immobiliare. “Ho iniziato ad avere paura come non mi era mai successo e ho smesso di fare ogni cosa, arrivando a sentirmi protetta solo quando ero dentro la mia casa. A tirarmi fuori, letteralmente, è stata mia sorella Carola, che mi ha proposto di fare con lei un corso di autodifesa personale. Pian piano ho ripreso il controllo di me stessa, ho smesso di percepirmi come una vittima, ma come una donna che voleva sentirsi libera e protagonista della sua esistenza”.






