Mai ci siamo strappati i capelli per il cinema di Jarmusch e non ce li strapperemo di certo ora. Però Father, mother, sister, brother, in Concorso a Venezia 2025, è una di quelle tipiche sue bagattelle verso la quale non si può rimanere indifferenti. Un film jarmuschianamente lento, strutturato magistralmente in forma di trittico (Padre – Madre – Fratello e sorella, i tre episodi), dove vige un senso del limite, una cesellatura e ripulitura delle sagome, delle parole e dei toni in scena vicino alla trascendenza.
Nel primo episodio Jeff (Adam Driver) e la sorella Emily (Mayim Bialik) sono su un auto e si dirigono verso la casa isolata davanti a un lago del padre vedovo (Tom Waits). Apparentemente rimbambito l’uomo è la quintessenza del minimalismo descrittivo stralunato e surreale di Jarmusch: trasandato, incasinato, bofonchia catatonico quattro parole, dà da bere acqua per un brindisi, sembra come uscito da una vita tossica senza essersi mai del tutto ripreso. I due figli molto ordinari nei modi e nel vestire lo scrutano con perplessità ma lo aiutano per quelle tre quattro cose casalinghe compiute nella manciata di ore della visita; ore puntellate dalle tipiche linee di dialogo ridotte all’osso alla Jarmusch. Una volta che i due figli se ne sono andati il babbo però non pare essere così rincoglionito come sembra.










