Continua a diminuire il peso del patto di consultazione tra i soci storici di Mediobanca. Il sindacato tra azionisti, in passato vicini al management di Piazzetta Cuccia e all’amministratore delegato Alberto Nagel, si è ulteriormente ridotto con l’uscita del gruppo Ferrero che ha ceduto l’intera partecipazione detenuta attraverso il veicolo lussemburghese Sereco Re. È l’ennesima uscita dall’accordo di consultazione che fino allo scorso febbraio raggruppava l’11,87% del capitale della banca d’affari milanese e che nell’arco di poco più di due mesi, tra fine giugno e ieri, è passato dall’11,61% al 6,91%.
Appena il 23 agosto scorso, due giorni dopo l’assemblea che ha bocciato senza appello l’offerta lanciata da Nagel su Banca Generali, l’ultima rilevazione accreditava il peso del sindacato al 7,41%. In una settimana la quota è scivolata sotto il 7%. Oltre all’uscita di Ferrero gli ultimi sette giorni hanno infatti registrato ulteriori cessioni fatte dalla famiglia Lucchini, passata dallo 0,42% di una settimana fa allo 0,37% comunicato ieri. Una discesa che va avanti da tempo, attraverso le due società Sinpar e Gilpar (a febbraio erano allo 0,56%).
In precedenza ad abbandonare l’accordo di consultazione erano stati gli Acutis, vendendo la quota detenuta attraverso Vittoria Assicurazioni, e Mediolanum, maggiore componente dell’accordo prima di mettere sul mercato la propria partecipazione del 3,49% di Piazzetta Cuccia.









