Stessa spiaggia, stesso mare. Novantanove giorni dopo il 23 maggio, la notte del quarto scudetto, il Napoli si ripresenta davanti alla sua gente nel Maradona sempre pieno e sempre in festa. 2-0 al Cagliari allora, con i sigilli di McTominay e Lukaku. Stavolta, per piegare il fortino dei sardi, serve il piattone magico di Anguissa al minuto 95, l’ultimo di una partita difficilissima in cui la squadra con lo scudetto sul petto fatica le pene dell’inferno, tradita dall’osannato De Bruyne che sarà persino sostituito. La prima partita del belga nel nuovo stadio non passerà alla storia, ritmo basso e troppi errori, forse spaesato per l’accoglienza, ma siamo in estate e dopo una preparazione durissima certe difficoltà vanno messe in preventivo. Anche Lucca, centravanti al posto di Lukaku e in attesa di Hojlund, soffre l’esordio casalingo, si dà daffare ma non incide. Lo stesso McTominay non incanta. Poco male. Conta il risultato. Il Maradona canta e balla, come tre mesi fa. Ma ha capito che per vincere il secondo scudetto di fila, come neppure Maradona, ci sarà da soffrire. La garanzia è il solito Conte, scatenato alla fine. Il Napoli è a sua immagine e somiglianza: paziente e resiliente.