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La missione delle Nazioni Unite UNIFIL, che opera al confine fra il Libano e Israele, comincerà dal primo gennaio 2027 il ritiro di tutto il suo personale. Entro la fine dell’anno il ritiro dovrà essere completato e la missione chiusa, quasi cinquant’anni dopo il suo inizio. La chiusura di UNIFIL è una decisione importante e controversa, presa dal Consiglio di sicurezza dell’ONU dopo forti pressioni degli Stati Uniti e indirettamente di Israele. UNIFIL è una delle missioni più grandi dell’ONU, con circa 10.500 militari e 800 civili, nonché una delle più longeve: è attiva dal 1978. L’Italia ha da tempo un ruolo molto rilevante, con uno dei contingenti più numerosi e spesso ruoli di comando.
Nei decenni UNIFIL è stata anche una missione che ha molto diviso. È stata accusata da entrambe le parti in causa, cioè da Israele e dal gruppo radicale libanese Hezbollah, di non essere neutrale, e in generale le opinioni sulla sua efficacia sono contrastanti.
Un soldato francese e la città di confine di Kfar Kila (AP Photo/Hussein Malla)
La missione UNIFIL (United Nations Interim Force In Lebanon, in italiano Forza di interposizione provvisoria delle Nazioni Unite in Libano) fu istituita nel 1978 per garantire un ritiro pacifico dell’esercito israeliano, che nel marzo di quell’anno aveva invaso il sud del Libano per allontanare il più possibile dal confine le forze dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina (OLP) guidata da Yasser Arafat. L’OLP perseguiva la causa del popolo palestinese anche tramite la lotta armata e pochi anni prima aveva spostato la sua base operativa in Libano, mettendo in atto da lì attacchi contro Israele. In particolare, l’invasione fu la risposta al cosiddetto massacro della strada costiera, in cui alcune unità palestinesi penetrarono in territorio israeliano e uccisero 38 persone.












