Con una lettera indirizzata a Mattarella, la parlamentare si è fatta «interprete e portavoce dei sentimenti di dolore e del senso di smarrimento dell’Unione degli Istriani di fronte all’ipotesi che, in occasione del suo prossimo viaggio in Slovenia, possa essere ceduta a quel Paese». Cisint sottolinea che «la cessione della Pala sarebbe vissuta come un vero e proprio vulnus dall’intera comunità dei cittadini istriani che sotto la minaccia di subire una pulizia etnica o disconoscere le proprie radici italiane, in grande maggioranza scelse l’esilio, abbandonando tutti i beni. Essa avrebbe il carattere di una disponibilità unilaterale, che non può essere compresa alla luce delle spoliazioni subite dai nostri connazionali». Non solo memoria storica: secondo Cisint ci sono anche motivi giuridici per respingere la restituzione. «La Pala d’Altare è parte di un insieme di altre opere, rivendicate in base all’articolo 12 del Trattato di pace sottoscritto nel 1947 nel quale sono compresi, però, solamente gli oggetti prelevati tra il 4 novembre 1918 e il 2 marzo 1924, mentre in questo caso si tratta di opere arrivate in Italia nel 1940. Esse rappresentano una preziosa espressione dell’identità italiana, realizzate dai grandi artisti italiani».