Una specie di segreto di Pulcinella, tutti ne parlano nella penombra dei corridoi, nessuno davanti ad un taccuino. Almeno fino a ieri, quando il «redivivo» Ernesto Maria Ruffini, l’enfant prodige di Romano Prodi, se ne esce con una lunga intervista al quotidiano La Stampa. L’ex direttore dell’Agenzia delle entrate svela così l’arcano che intriga l’universo dem: «Penso che sarebbe utile fissare al più presto primarie di coalizione». Poco meno che una «bomba a mano», l’emersione di una fitta e trasversale rete di rapporti che ha un unico obiettivo in comune. Liberarsi di Elly Schlein, fare in modo che non sia lei a contendere a Giorgia Meloni la premiership. All’opera sono diverse «centrali», la più scoperta è quella che fa capo al professore bolognese: è cosa nota la scarsa fiducia che l’ex Presidente Ue nutre nei confronti dell’inquilina del Nazareno. Dai portici del capoluogo emiliano la diramazione più diretta porta proprio al Pd, lato padri nobili. Un passaggio di consegne che Luigi Zanda ha rispettato integralmente, redigendo di suo pugno il certificato di salute del paziente: «Il Pd è morto». Ne consegue che a tramortirlo sia stata proprio «l’ingrata» che nel febbraio ‘23 vinse a sorpresa nei gazebo.
Pd, i tranElly di Mr. Tasse: si stringe il cerchio su Schlein. Ora i riformisti vogliono le primarie
Una specie di segreto di Pulcinella, tutti ne parlano nella penombra dei corridoi, nessuno davanti ad un taccuino. Almeno fino a ieri, quando il &laqu...






