RONCADE (TREVISO) - Da una parte l’umanità commovente di una catena umana che cercava il piccolo Carlo lungo il litorale di Cavallino; dall’altra, il disgusto nel constatare una finta raccolta fondi creata per tornaconto personale, approfittando di una tragedia che per giorni ha lasciato senza parole tutto il Veneto. Fabio Panizzo, presentando una denuncia nei confronti di una falsa raccolta fondi per sostenere la sua famiglia dopo la perdita, commenta così: «Speculare sul dolore delle persone è ignobile. Non esiste alcuna raccolta fondi autorizzata per sostenere la famiglia». In realtà, in passato, una vera raccolta c’era stata ed era stata organizzata da persone vicine alla madre di Carlo, Dana. Quell’iniziativa, però, è stata chiusa da tempo. Ora sono apparsi titoli come: “Un pensiero per Carlo Panizzo”, ospitata su una piattaforma online, che punta a raccogliere 26mila euro. A promuoverla sarebbe un certo Marco Rossi, residente a Roma, un nome che in effetti sembra inventato. Su di lui indagherà la polizia postale. La richiesta è stata accompagnata dalla foto del bambino e dall’immagine della catena umana formatasi a Cavallino-Treporti l’11 agosto scorso, un gesto che allora rappresentò solidarietà collettiva, ma che oggi viene strumentalizzato per scopi illeciti.