Aspettarsi dal signore della guerra Vladimir Putin con il ramoscello d’ulivo dopo aver avuto riscontro della volubilità di Donald Trump con i suoi penultimatum e della totale inconsistenza e impotenza dell’Europa sullo scenario internazionale, significa non aver capito nulla del personaggio e del suo imprinting sovietico da agente del Kgb.

La Russia picchia duro sull’Ucraina, bombarda i civili e li usa come leva per rovesciare l’arcinemico Volodymyr Zelensky senza sporcarsi le mani almeno in questo.

La guerra è ai titoli di coda, e il sipario che si è alzato il 24 febbraio 2022 era su una trama piatta e scontata come l’epilogo. L’unico elemento fuori copione è che il Cremlino pensava che bastasse mostrare i muscoli per fare dell’Ucraina una specie di Bielorussia eterodiretta con un nuovo presidente fantoccio. Basta conoscere un pizzico di storia dell’Ucraina nel ’900 per aver ben chiaro il disegno di Putin che è quello di Stalin ereditato dagli zar. La “terra di confine” – questo il significato della parola Ucraina – a Mosca è considerata frontiera occidentale della Russia, e se proprio non può e non vuole stare tutta dentro i suoi confini, allora va bene pure un bel pezzo (il più ricco, e la cui annessione trasforma il Mar d’Azov in un lago russo) neutralizzando il resto.