Poeta e politico, noto per linguaggio visionario, spesso criptico (Il Foglio per anni fece una rubrica sulle sue frasi) che è diventato la sua cifra, opposto allo stile burocratico dei dirigenti comunisti, omosessuale e cattolico, paladino dei diritti Lgbtq e amico di don Tonino Bello, primo presidente omosessuale di una regione, Nichi Vendola è l’incarnazione degli opposti.
Eretico tra i comunisti, cattolico non certo ortodosso. Non è un caso che si sia laureato con una tesi su Pier Paolo Pasolini. Le inchieste giudiziarie che lo avevano coinvolto da presidente della Regione (finite con assoluzioni o archiviazioni, tranne quella dell’ex Ilva che è ancora nella fase iniziale), lo avevano convinto a un certo punto a fare un passo indietro dalla politica attiva, per amarezza e per non diventare un problema.
Ma ora è tornato. E, se tutto va come pare, sarà di nuovo protagonista delle elezioni regionali in Puglia, candidandosi come capolista di Avs. Con gran disappunto di Antonio Decaro e del Pd.
Nichi, all’anagrafe Nicola in onore del santo patrono di Bari, San Nicola, ma soprattutto di Nikita Chrušcëv, leader sovietico ammirato dal padre comunista. Nasce a Bari il 26 agosto 1958, terzo di quattro figli. Cresce a Terlizzi, piccolo comune pugliese, in una famiglia metà comunista, metà cattolica. Il padre, Francesco, impiegato delle poste, è un dirigente del Pci. Viene eletto sindaco di Terlizzi nel 1970. La madre Antonietta, cattolica, si occupa della casa e dei figli.










