Nichi ma che stai a di’, la nuova stagione, il mondo in bianco e nero. La sinistra "di tutti i laghi" ritrova il suo affabulatore, insomma è tornato Nichi Vendola, stavolta per restarci. Una riemersione dal sapore magico in due atti: prima candidato in tre circoscrizioni nella sua Puglia, con l’eroica resistenza al diktat di Antonio Decaro, che di fatto non lo voleva tra i piedi. Poi basterà aspettare il 2027 per rivederlo nei suoi "cenci", sul proscenio nazionale: il fondatore di Sel si è già intestato un seggio parlamentare, per togliere il disturbo all’ex sindaco di Bari che si è permesso di paragonarlo a Michele Emiliano, l’avversario di sempre. Fedele ad un suo storico "bacio perugina": «Il nostro destino non può essere una vita di pena, ma una vita piena». Nel mezzo una bella scorpacciata di talk televisivi, maglietta scura girocollo e l’abituale orecchino. Ed un diluvio di compiacenti interviste: «Ho fatto politica scrivendo due libri di poesia e traslocando dai palchi al palcoscenico, portando in scena un esperimento di teatro di parole». Il bagaglio della "narrazione", dopo 10 anni di assenza, è aumentato a dismisura.