Tornerà, chissà, è già tornato, ci sta pensando. In attesa di un ritorno in prima linea che «mi continuano a chiedere», è l’ammissione, Nichi Vendola sulla scena politica già c’è e si fa sentire, a modo suo. A vent’anni dall’inizio della sua “primavera pugliese”, quindici dal laboratorio di sinistra che fu Sel, l’ex governatore della Puglia domani sarà a Genova per presentare il suo Sacro Queer (alle 17 al Sivori, con Silvia Neonato, Emilio Robotti e Gabriella Branca) e sostenere la campagna elettorale della candidata progressista Silvia Salis.
Un atto politico il libro, «una raccolta di poesie e preghiere contro la cultura dell’odio e dell’intolleranza, l’esibizione di disumanità della destra radicale», – ne dice l’attuale presidente di Sinistra Italiana – tutta politica la scelta di sostenere una candidata sindaca anche così distante dalla propria storia. «Anche io allora non avevo amministrato, ma la nostra visione portò a un cambiamento epocale: Salis sorprenderà», dice Vendola. In un voto locale, «che deve far bene al campo delle opposizioni».
Ma cosa passa, dai voti locali di questa tornata elettorale, Vendola?
«Si voterà innanzitutto per il futuro della città che va al voto, che per me rimane la Genova medaglia d’oro della Resistenza e di don Gallo, e sappiamo che nel voto regionale i genovesi hanno già espresso un giudizio pesantemente negativo su Bucci e il centrodestra. Ma è un voto locale che può aiutare molto a costruire un clima positivo per l’alleanza dei progressisti».






