Mito e realtà dell’articolo 5. L’attacco violentissimo dell’altro ieri sull’Ucraina, oltre a chiarire quanto Putin sia interessato alla pace, ci ricorda anche che riflettere sugli strumenti di cui dispone l’Europa per difendere sé stessa in una fase in cui la guerra è di nuovo tra noi, non è un astratto esercizio accademico. L’articolo 5, dunque. C’è chi crede che l’art.5 del Trattato Nord Atlantico obblighi i Paesi facenti parte della Nato ad accorrere con le armi in difesa di un membro dell’alleanza aggredito e invaso. L’articolo 5, invece, dice che le parti (i Paesi aderenti al Trattato) convengono che «(..) se un tale attacco si producesse, ciascuna di esse (..) assisterà la parte o le parti così attaccate, intraprendendo immediatamente, individualmente o di concerto con le altre parti, l’azione che giudicherà necessaria, ivi compreso l’uso della forza armata, per ristabilire o mantenere la sicurezza (..)». Non c’è alcun automatismo. Ciascuno decide per suo conto quali azioni giudichi necessarie. Prendere le armi è soltanto una delle possibilità. L’articolo 5 ha soprattutto valore simbolico. La vera garanzia è sempre stata la dichiarata volontà degli Stati Uniti di intervenire militarmente in caso di attacco all’Europa.
Difficile fidarsi di Putin
La guerra in Ucraina. L’articolo 5 della Nato non obbliga i Paesi ad accorrere per difendere l’aggredito. Se lo zar dovesse accettare una tregua lo farebbe solo perché la guerra sta dando scossoni all’economia russa








