«Possiamo rifarla?» chiede ossessivamente Jey Kelly (George Clooney) sul set, nonostante sia un attore di consumata professionalità e di grande successo. Ma a dover rifare il lavoro non è Clooney, la cui recitazione - assieme a quella di Laura Dern e Adam Sandler - è l’unica cosa davvero solida del film che prende il nome dal suo protagonista, Jay Kelly appunto. A rivedere il risultato dovrebbe essere piuttosto il regista Noah Baumbach, che ha proposto in gara un film che sarebbe stato bene Fuori concorso per portare sul tappeto rosso un po’ di polvere di stelle, da Clooney a Dern, a Sandler.

Un attore alle prese con il passato

Il film segue le tracce di Jay Kelly e del suo devoto manager Ron (Sandler), sempre a un bivio tra la professione e la vita privata. Quest’ultima occupa decisamente un posto di secondo piano nella vita della star, fino a quando Kelly decide di cambiare. Decide, infatti, di inseguire la figlia minore in un viaggio on the road in Europa e finisce su un treno in un vagone di seconda classe tra Parigi e la Toscana, in cui la presenza dei viaggiatori gli accende una riflessione sul suo passato amoroso e paterno, nonché professionale.

Le crisi familiari di Baumbach

Che parte recitiamo nella nostra vita? sembra chiedere il film.«Ognuno di noi cambia in rapporto al lavoro», ha spiegato in conferenza stampa Baumbach, Clooney assente per una sinusite. Baumbach ci ha abituato alle crisi familiari e ai tragici rivoli, alle solitudini, per esempio, con il begmaniano Storia di un matrimonio con Adam Driver e Scarlett Johansson e The Meyerowitz Stories, in cui recitava anche Sandler. Ci ha abituato alla comicità, soprattutto con la stupenda levità della compagna Greta Gerwig, conosciuta sul set di Lo stravagante mondo di Greenberg e che aveva diretto in Frances Ha. Attorno a quel tipo di donna ingenua e irresistibile, in Jay Kelly sembra costruita la scena d’amore con puzzetta.