Con la fine dell'estate e l'arrivo delle prime temperature fredde, le influenze di stagione sono dietro l'angolo. In Australia, dove è inverno, si fa il bilancio della stagione influenzale che quest'anno è stata molto impegnativa. Come riportato dai media locali e 'Abc News' online, infatti, si sono registrati picchi record sopratutto nel sud dell'Australia. Un fenomeno da osservare e da intendere come anticipazione di quello che potrebbe accadere anche in Italia.
Il caso australiano - In Australia si è diffuso il ceppo influenzale B Victoria. Questo ha causato un aumento delle ospedalizzazini del 50% in due settimane, a causa L'incremento vertiginoso ha portato a lunghe attese dei soccorsi. Secondo i media locali, a luglio i pazienti australiani hanno trascorso 5.866 ore in attesa in ambulanza davanti agli ospedali pubblici del South Australia. La causa di questo aumento è strettamente legato al basso tasso di vaccinazione, che è inferiore al 30%.
Cosa ci aspetta in Italia? - Alla luce dei dati australiani, diversi esperti prevedono una stagione influenzale molto intensa in Italia, causata dalla circolazione di vari virus influenzali insieme al virus respiratorio sinciziale e al virus SarsCoV2 del Covid. Fabrizio Pregliasco, direttore della Scuola di specializzazione in Igiene e medicina preventiva all'Università di Milano, ha dichiarato all'Ansa: «Sarà in circolazione anche il ceppo influenzale B Victoria, come sta avvenendo in Australia e dal momento che è poco circolato negli anni scorsi, una gran parte di persone potrà essere suscettibile all'infezione. Per questo, soprattutto per i soggetti fragili, è importante l'immunizzazione». Sebbene sia difficile fare una previsione, Pregliasco sostiene che «il 15/25% in più della popolazione potrebbe essere colpito rispetto al 22-23% dello scorso anno quando si sono registrati in totale 15 milioni di casi».









