«Inesperienza e disperazione». Questi alcuni tra i fattori che secondo i giudici della corte d’assise di Alessandria hanno portato Makka Sulaev a uccidere il padre violento.

Circostanze che escludono la legittima difesa, tesi portata avanti dall’avvocato della giovane, condannata a 9 anni e quattro mesi di reclusione lo scorso maggio (la procura aveva chiesto sette anni).

Le motivazioni

Sono state pubblicate le motivazioni della sentenza. Per la Corte Sulaev il 1 marzo 2024, durante la violenta lite scoppiata in famiglia, ha deciso «con un’idea che appare il frutto di un misto di inesperienza e di disperazione, di agire in maniera risoluta, usando un coltello (appositamente acquistato) per eliminare in radice la possibilità che il padre potesse ancora aggredire la madre, uccidendolo», si legge nella motivazioni della sentenza.

Secondo i giudici, vi erano un’altra via: chiamare le forze dell’ordine (cosa già fatta da una donna presente sulla scena). Ripercorrendo quelle ore, i giudici sostengono poi che non sussistesse «alcuna situazione di attualità di pericolo neppure nel momento in cui l’imputata sferrava la seconda coltellata al padre».