Ahmed Mustak, l'operaio del Bangladesh accusato di avere ucciso la moglie Sharmin Sultana e di averne inscenato il suicidio, "ha mentito spudoratamente", ha ricostruito quanto successo con versioni "fantasiose e del tutto inverosimili".

E' quanto scrivono i giudici della corte d'assise (presidente Massimo Cusatti) nelle motivazioni della sentenza a 22 anni e sei mesi inflitta a maggio.

Secondo i magistrati, quanto successo la notte tra il 6 e il 7 marzo 2023 non fu un incidente ma un omicidio con "schietto dolo".

Nel calcolo della pena, i togati e i popolari hanno anche tenuto conto, pur "a fronte dell'enormità del gesto", del vissuto di Mustak considerando così le aggravanti equivalenti alle attenuanti. L'uomo, si legge nel documento, "prima del fatto era di certo l'ultimo soggetto che potesse considerarsi capace di compiere un'azione così scriteriata: eppure, anche una persona dalla vita così "regolare" ha avuto il suo momento di buio, di totale "blackout" della capacità di autocontrollo di cui pure è lecito presumere che fosse ben munito". Ritenere però le attenuanti prevalenti sarebbe stato "un eccesso di indulgenza nei confronti di un soggetto che ha colpevolmente ceduto a passioni e pulsioni che ben avrebbe potuto e dovuto dominare, così come risulta abbia sempre fatto".