Napoli chiama Milano risponde. Il capoluogo lombardo non è più soltanto michetta, risotto e cotoletta. È arrivata negli anni scorsi l’onda lunga dall’oriente fatta di sushi e sashimi, tempura e ramen. E poi gli orizzonti gastronomici sono ritornati più mediterranei, con una tumultuosa risalita dalla Campania di pizze e pizzaioli, di esperienze e creazioni che stanno facendo di Milano una vera propria città (anche) della pizza.
Le classifiche delle riviste specializzate si sono accorte di questa ascesa e hanno inserito nelle posizioni di vertice proprio alcune insegne milanesi. In particolare Top Pizza Italia 2025, la guida delle migliori pizzerie curata da Barbara Guerra, Luciano Pignataro e Albert Sapere, ha recentemente confermato che Milano è in vetta con due locali, al secondo e il settimo posto, rispettivamente Confine e Dry. Una rivoluzione silenziosa che ha cambiato il volto gastronomico della città, facendo della pizza un nuovo “impasto” ambrosiano simbolo di qualità e ricerca. La medaglia d’argento del Belpaese (ex equo con la pizzeria Diego Vitagliano di Napoli) è la creatura di Francesco Capece e Mario Ventura, in zona Cinque Vie. Definirla pizzeria è forse riduttivo, non certo per sminuire il valore dell’impasto di origine partenopea. I che Confine è un piccolo grande ristorante-enoteca che serve principalmente pizze, ottime, diversificate e moderne: lievitati tecnici e ingredienti superiori, doppie cotture, fritti non fritti, calzoni coreografici, E poi c’è grande design e una cantina con centinaia di etichette di Champagne da fare invidia a locali ben più blasonati. Qui la pizza diventa esperienza gastronomica, senza perdere l’intrinseca e caratteristica identità. Al settimo posto un’altra pizzeria non classica nel senso lato, ma sicuramente più classica per quanto concerne la tipologia di prodotto servito. Siamo da Dry, in zona Solferino, progetto che è stato tra i primi ad abbinare grandi pizze a cocktail di qualità. Nel 2024 si è anche aggiudicata la pizza dell’anno con la margherita con provola affumicata e pepe nero di Sarawak, realizzata da Lorenzo Sirabella.







