Cambio in vista per il mercato dei buoni pasto in Italia dal primo settembre 2025. Un cambio, è bene precisarlo subito, che non riguarda tanto i lavoratori che ricevono i ticket come compensazione del servizio mensa, quanto il rapporto tra la società che emettono i voucher e gli esercizi commerciali come bar, ristoranti e supermercati che li accettano.Le cose da sapereCosa prevede la nuova normativaCosa cambia dal primo settembreLa posizione di bar e ristorantiLa posizione delle aziende dei buoni pastoLa storia del pos multi-emettitoreCosa prevede la nuova normativaDicevamo che la data da cerchiare sul calendario è lunedì 1 settembre 2025. Perché da quel giorno entra in vigore il limite massimo del 5% delle commissioni che le società che emettono i buoni pasto possono applicare agli esercenti sul valore del ticket stesso. La norma è contenuta nell’articolo 36 del ddl Concorrenza, il disegno di legge per il riordino e la competitività dei mercati che tradizionalmente i governi deliberano a fine anno e che infatti è stato approvato a dicembre 2024.La postilla estende al settore privato una regola in realtà già prevista per i dipendenti del pubblico dal 2023. L'obiettivo? Ridurre i costi di gestione, spesso molto elevati, a carico di bar, ristoranti e supermercati quando ricevono i buoni pasto dai clienti. Alcune insegne, infatti, non accettano i buoni pasto a causa dei costi di commissione da versare alle società che emettono i ticket e che, in taluni casi, possono raggiungere il 20% del valore. Motivo per cui non conviene.Cosa cambia dal primo settembreIl cambiamento avverrà gradualmente. Per i contratti già in essere tra aziende emettitrici ed esercenti, le condizioni attuali resteranno valide fino a fine 2025. Ma tutto ciò che di nuovo si sottoscrive da settembre dovrà rispettare il tetto. E la norma prevede la “sostituzione automatica” delle clausole contrattuali che non si adeguano alla nuova normativa.Nelle intenzioni del governo, la sforbiciata delle commissioni serve a riequilibrare il mercato dei buoni pasto, rendendoli più remunerativi per bar e ristoranti (e quindi preservano la funzione di welfare aziendale che hanno per i dipendenti) a scapito delle marginalità delle società emettitrici. Che poi si contano sulle dita di una mano: Edenred, Sodexo e Day.La posizione di bar e ristorantiNon c'è una lettura uniforme dell'impatto della misura. Per le associazioni che rappresentano gli esercizi pubblici, quindi Confcommercio attraverso la sigla Fipe (Federazione italiana pubblici esercizi), il taglio delle commissioni è ben atteso. In sede di discussione di normativa, il vicepresidente vicario di Fipe, Aldo Mario Cursaro, aveva dichiarato: “La revisione del sistema delle commissioni sui buoni pasto è una necessità ormai inderogabile. Siamo dunque assolutamente favorevoli all’introduzione di un tetto massimo del 5%, come previsto dal ddl Concorrenza. Attualmente, gli esercenti arrivano a pagare commissioni che sfiorano il 20%, una soglia inaccettabile che mina la sostenibilità economica di moltissime attività”.Per Giancarlo Banchieri, presidente di Fiepet Confesercenti, la sigla che rappresenta ristoratori, baristi e altri pubblici esercizi aderenti alla confederazione, "per bar, ristoranti e pubblici esercizi è una vera boccata d’ossigeno, soprattutto in una fase in cui i margini continuano a ridursi. Secondo le nostre stime, grazie a questa misura gli imprenditori potranno risparmiare complessivamente fino a 400 milioni di euro l’anno”.Per i portavoce degli esercenti i lavoratori che ricevono i buoni pasto non vedranno cambiamenti, se non in un potenziale aumento delle insegne disposte ad accettare questa forma di pagamento. Secondo l'Associazione nazionale società emittritici di buoni pasto (Anseb) sono 3,5 milioni i lavoratori che usano il buono pasto, 170mila gli esercizi convenzionati e 150mila le imprese che lo riconoscono ai propri dipendenti.La posizione delle aziende dei buoni pastoPer l'associazione però la norma nasconde costi nascosti. “Il blocco dei prezzi configurerà un aggravio dei costi per le imprese che acquistano i buoni pasto per i propri dipendenti - si legge in uno studio realizzato da Anseb -. Con un tetto alle commissioni del 5%, le aziende clienti potrebbero riscontrare maggiori costi almeno per un 6% (differenziale tra l’attuale media commissionale e le future medie), stimabili in 180 milioni annui".E prosegue: "I direttori del personale intervistati dal Centro ricerche Aidp (Associazione italiana dei professionisti delle risorse umane) hanno dichiarato che tale misura costringerà le imprese a tagli e rimodulazioni delle risorse del welfare aziendale (66% dei casi). Nello specifico, il 39% afferma che dovrà tagliare altre voci di spesa HR per l'incremento del costo del buono pasto e il 15% che dovrà ridurre il valore facciale del buono pasto (oggi la media è di 6,75 euro)”.La storia del pos multi-emettitoreIn merito al tetto del 5%, Fipe ricorda che il tetto deve coprire tutti i costi di processazione del buono pasto, come accettazione, erogazione e fatturazione. In tal senso l'associazione mette in guardia gli esercenti dalla sottoscrizione di contratti per pos multi-emittore, con prelievi ad hoc per l'usufrutto del dispositivo e la gestione delle transazioni, invitando i titolari a richiedere alle società emettitrici gli strumenti di gestione.