Da anni ormai, in tutta Europa, molti giornali online ci presentano una scelta: accettare i loro cookie (e continuare a leggere qualche articolo gratuitamente) o pagare un abbonamento. Dietro questo dilemma amletico si nasconde una delle domande più ricorrenti degli ultimi anni nel mondo della privacy: questo modello di business è lecito? Spoiler: dipende.La pubblicità profilata: un finto bisogno?Il dubbio nasce dal fatto che, seguendo il regolamento sulla privacy (Gdpr) applicato alla direttiva europea sui cookie, il consenso deve essere informato, libero e specifico, per ogni trattamento. Secondo alcuni, tra cui figura l'organizzazione non governativa Noyb di Max Schrems, il più famoso attivista del settore, questo tipo di scelta non può dirsi libero, perché il divario economico tra l’accesso gratuito e il costo di un abbonamento è così ampio che di fatto la scelta naturale è quella di accettare la profilazione mediante i cookie.Recentemente Noyb ha pubblicato un report in cui riporta alcune cifre significative: secondo le ricerche citate il ricavo dei giornali proveniente dalla pubblicità profilata ammonterebbe a solamente il 5% del totale dei ricavi, per un valore stimato di 0,24 euro al mese ad utente. Se così fosse, crollerebbe la narrazione per cui la fee richiesta serve a compensare il mancato incasso proveniente dai cookie. Oltre a contestare la necessità economica che ha portato a questa scelta, Noyb vuole dimostrare che il consenso dato dai lettori in questo modo, di fatto, non è libero: secondo i dati riportati, gli utenti, quando possono scegliere liberamente, preferiscono in larga maggioranza di non essere profilati. Quando invece l’alternativa è pagare, la percentuale di quelli che scelgono di pagare si inverte e sale al 99%. Per Noyb queste cifre dimostrerebbero che il consenso non è libero, ed è dunque invalido.Il risultato della ricerca di Noyb sui tassi di consenso
Una sentenza mette in discussione il sistema “paga o consenti i cookie” adottato da molti giornali
Una corte austriaca ha limitato l’uso del modello per i cookie, confermando che il consenso non può essere libero se non granulare. Le linee guida dei garanti europei e italiani evidenziano la necessità di alternative






