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Il 14 novembre 1977 David Bowie si presentò sul palco del Max’s Kansas City di New York, un piccolo locale che in quegli anni era diventato un punto di ritrovo per gli artisti della Factory di Andy Warhol, la comunità di pittori, cineasti e musicisti che bazzicava attorno al celebre artista. Non era lì per cantare, ma per presentare al pubblico i Devo, una band semisconosciuta proveniente dall’Ohio che, fino a quel momento, era rimasta perlopiù circoscritta al circuito della musica underground di Akron, la città in cui si era formata cinque anni prima.

Bowie li definì «il futuro della musica», un riconoscimento che sorprese il pubblico perché arrivava da un musicista di enorme fama internazionale e riguardava una band priva di qualsiasi notorietà. Nel decennio successivo, i Devo si sarebbero affermati come uno dei gruppi più innovativi tra quelli che animarono scene fondamentali per lo sviluppo della musica alternativa americana, come il punk e la new wave. La band è conosciuta soprattutto per “Whip It”, il suo singolo più orecchiabile e uno dei pochi che riuscì a entrare nelle classifiche di tutto il mondo, e ricordata per la sua estetica strampalata e volutamente kitsch.