«Devono essere puniti nel giusto grado perché sono minorenni, ma in primis a pagare devono essere i genitori. In quel campo non ci sarebbero nemmeno dovuti essere». È ancora scosso, ma è lucido e con le idee chiare Gaetano Di Terlizzi, uno dei figli di Cecilia De Astis, uccisa da un’auto rubata su cui viaggiavano quattro ragazzi rom di età compresa tra gli 11 e i 13 anni lo scorso 11 agosto. A Libero, commenta così l’udienza che si è tenuta ieri al Tribunale per i Minorenni di Milano. In particolare, il giudice delegato dei Minori di Milano Ciro Iacomino ha assegnato la responsabilità genitoriale di tre dei minori al Comune di Milano. Si tratta di due fratellini di 11 e 13 anni (il minore era alla guida) e di una undicenne che erano sull’auto che ha travolto e ucciso la donna. Nel caso della ragazzina il provvedimento sarà notificato alla madre che non è stata ancora trovata.
Sentiti dal giudice la madre degli altri due ragazzini e due diversi padri arrivati scortati dalla polizia penitenziaria perché attualmente in carcere. Oggi sarà invece il turno del padre del quarto ragazzino di cui si sono perse le tracce. Anche nei suoi confronti sarà preso lo stesso provvedimento. La madre di uno dei ragazzi alla guida, lo ricordiamo ai lettori, è stata arrestata lo scorso 20 agosto a Milano per un cumulo di pene legate a una serie di furti commessi tra il 2017 e il 2019. All’uscita nessuno ha voluto o potuto rilasciare dichiarazioni. Soltanto l’avvocata Paola Matteini, legale della nonna dei due bambini, uscendo al termine dell’udienza, si è limitata a dire: «In questo momento non è il caso di rilasciare dichiarazioni. Io non mi occupo dei ragazzini, assisto la nonna, che è interessata alla sorte dei nipoti». Ad aver voglia di parlare è invece Gaetano Di Terlizzi che non prova odio e si augura che «quei ragazzini si possano recuperare, perché se non lavoriamo sull’educazione non ci sarà futuro. Ormai ne vediamo di tutti i colori. Per lavoro giro moltissimo in città e vedo tanta criminalità, ragazzini che compiono azioni sconsiderate pensando che si tratti di sciocchezze». È proprio questo il messaggio che Gaetano e il fratello Filippo stanno cercando di diffondere da quel maledetto 11 agosto: «Sensibilizzare su quanto accaduto, perché tragedie del genere si potrebbero evitare».







