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Martedì Nigel Farage, leader del partito di estrema destra britannico Reform UK attualmente all’opposizione, ha proposto un piano per l’espulsione di massa di oltre 600 mila richiedenti asilo. La proposta prevede che i richiedenti asilo vengano arrestati al loro arrivo nel Regno Unito, detenuti in basi militari in disuso e immediatamente portati nei loro paesi d’origine, anche se questi paesi sono luoghi ritenuti non sicuri come l’Afghanistan, dove c’è il rischio di essere perseguitati o torturati. Per evitare ostacoli legali, Farage vuole che il Regno Unito esca dalla Convenzione europea dei Diritti dell’Uomo e abolisca la propria legislazione sui diritti umani.

Gli altri partiti politici hanno criticato il piano, ma fino a un certo punto. Ellie Reeves, la presidente del Partito Laburista attualmente al governo, si è concentrata sulla mancanza di dettagli per l’attuazione pratica, e non sulle plateali violazioni dei diritti umani che comporterebbe: ha sostenuto che manchino «obiettivi chiari» e una «cronologia anno per anno delle cose da fare».

Un portavoce del primo ministro Laburista Keir Starmer, quando gli è stato chiesto se pensava che fosse una buona idea firmare un accordo con i talebani che governano l’Afghanistan per il rimpatrio dei richiedenti asilo, ha detto che il governo «non esclude nessuna ipotesi». Lo stesso Farage, con una certa soddisfazione, ha notato come il suo piano sia stato criticato nel metodo, ma non nel merito: «Ho visto che sui media quasi nessuno ha respinto l’idea che il paese si trovi in grave crisi [a causa dell’immigrazione]».