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A 31 anni dal delitto, la procura di Roma ha deciso di riaprire le indagini. "Per scoprire chi è l'assassino basta rileggere i verbali dell'epoca", dice a ilGiornale il giornalistica che si è occupato del caso

Era il 10 aprile 1994 quando Antonella Di Veroli, una commercialista di 47 anni, venne uccisa nella sua abitazione di via Oliva 8, nel quartiere Talenti a Roma. Il cadavere fu rinvenuto sul ripiano di un armadio in camera da letto - le ante del mobile erano state sigillate con il mastice per parquet - dopo due giorni. L’assassino non è mai stato identificato, consegnando alla storia l'ennesimo cold case.

Lo scorso luglio, è trapelata l’indiscrezione secondo cui la procura di Roma avrebbe deciso di riaprire le indagini, partendo dall'analisi scientifica di alcuni reperti - un’ogiva e un’impronta - individuati sulla scena del crimine. L’obiettivo degli inquirenti è quello di dare un nome e un volto al responsabile dell'omicidio, affinché la vittima possa ricevere giustizia. "Non escludo l’ipotesi di un 'terzo uomo'. Basterebbe rileggere i verbali dell'epoca per capire chi è stato", dichiara a Il Giornale lo scrittore e giornalista Mauro Valentini, che ha realizzato un libro inchiesta sul caso Di Veroli ("40 passi", il titolo, edito da Armando Editore).