Hiroshima - Riusciranno le nuove tecnologie a individuare i test di armi nucleari? In occasione della 15esima giornata internazionale dedicata all'eliminazione di esplosioni controllate di armi atomiche per testarne potenza e funzionamento, che cade il 29 agosto, si può iniziare a coltivare realisticamente questa speranza, incoraggiati dalla recente scoperta di un nuovo metodo per distinguerli dai terremoti con un'accuratezza del 99%, quando effettuati sotto terra.I ricercatori australiani che hanno avuto l’idea ne raccontano i dettagli sulla rivista scientifica Geophysical Journal International. Mentre gli esperti di armi nucleari ne confermano l’importanza non solo scientifica ma anche geopolitica. “Migliorando le tecniche di rilevazione dei test nucleari si mira a garantire che i governi si prendano la responsabilità dei loro impatti ambientali e sociali”, spiega Ben Loehrke. Wired Italia ha incontrato questo esperto di armi nucleari dello Stanley Center for Peace and Security a Hiroshima.Questa città situata nel sud del Giappone il 6 agosto di 80 anni fa è stata colpita dalla prima bomba atomica mai impiegata in una guerra, sganciata da un bombardiere degli Stati Uniti. Oggi si è trasformata in un centro per la pace diffuso, motivo per cui lo Stanley Center lo ha ritenuto il luogo più adatto per ripercorrere cosa si è fatto e si sta facendo per far sì che non riaccada mai più qualcosa di simile, test compresi.Tecnologie-spia anti test nucleariLa novità introdotta dai ricercatori australiani nella rilevazione delle esplosioni nucleari controllate (test) consiste nell’aver individuato e modellizzato la differenza tra le scosse da esse prodotte e quelle molto simili ma legate a terremoti naturali. Per scoprire chi viola i divieti, è da tempo che si prova ad analizzare la posizione o la profondità delle fonti di scosse attribuibili a test di armi nucleari, e individuare le diverse caratteristiche delle onde create, ma entrambi i metodi si sono rivelati poco efficaci. Quello appena ideato si focalizza invece su come le rocce vengono spostate da entrambe le tipologie di eventi e traduce le diversità rilevate in un pratico modello statistico che aiuta a riconoscerle.Testata sui cataloghi di esplosioni e terremoti noti dagli Stati Uniti occidentali degli ultimi otto decenni, questa tecnica ha registrato una percentuale di successi che sfiora il 100% e si spera andrà presto ad arricchire il portfolio di innovazioni del Sistema internazionale di monitoraggio (International Monitoring System - Ims) ad alta tecnologia. “Creato per identificare sempre meglio chi effettua test nucleari e dove, questa rete globale di metodi di rilevazione oggi comprende 321 stazioni di monitoraggio ospitate in 89 paesi in tutto il mondo e il 90% è già operativo”, spiega Luisa Kenausis, esperta di tecnologie e armi nucleari dello Stanley Center, passando ad illustrare le quattro tecnologie principali utilizzate. “Ci sono le stazioni sismiche che monitorano le onde d’urto attraverso il terreno, le stazioni idroacustiche che rilevano le onde sonore negli oceani, quelle infrasoniche che ascoltano le onde sonore ad ultra-bassa frequenza inudibili all’orecchio umano - aggiunge Kenausis - , e poi le stazioni radionuclidiche che monitorano l’atmosfera per identificare particelle e gas radioattivi emessi da un’esplosione nucleare”.Un trattato incompleto“Nonostante la vasta gamma di tecnologie sviluppate, non siamo ancora al 100% nella rilevazione dei test nucleari e ogni passo avanti è fondamentale perché può servire come ulteriore deterrente - spiega Loehrke - ed è un supporto importante per il lavoro che la Comprehensive Nuclear-Test-Ban Treaty Organization sta portando avanti”. Questa organizzazione dal 1996 sta infatti promuovendo il Trattato per la Messa al Bando Totale degli Esperimenti Nucleari (Ctbt), indipendentemente dalla loro potenza elevata o ridotta. L’Italia lo ha firmato subito e lo ha ratificato nel 1999, in totale oggi si contano 187 firme e 178 ratifiche su un totale di 196 Paesi, ma “finché non lo fanno anche Paesi muniti di armi nucleari come Stati Uniti, Cina, India, Israele, Corea del Nord, Pakistan e ora Russia, resta un tentativo incompiuto, anche se apprezzabile” commenta Loehrke.Vecchi test, “nuovi” impattiIn attesa delle firme “necessarie”, l’applicazione del trattato rimane in sospeso e la speranza di stop ai test è legata alla nostra capacità di rilevarli e scoraggiandone l’attuazione. Un altro contributo che la scienza può fornire consiste nella possibilità di dimostrare i reali impatti di queste esplosioni nucleari controllate. Secondo i due esperti dello Stanley Center, “ancora non se ne conosce con precisione entità e durata”, ma anche in questo caso c’è un recente passo avanti da registrare. A compierlo sono stati i ricercatori dell’Istituto per la Ricerca sull’Energia e l’Ambiente (Ieer) realizzando per Greenpeace Germania una nuova stima della reale potenza distruttiva dei test nucleari nelle Isole Marshall, un gruppo di isole, atolli e piccoli arcipelaghi a metà strada tra le Hawaii e l'Australia.Tra il 1946 e il 1958, durante il periodo della Guerra Fredda, gli Stati Uniti vi hanno condotto 67 test nucleari e analizzando documenti ufficiali degli archivi militari e energetici i ricercatori hanno scoperto le esposizioni alle radiazioni causate si sono diffuse a livello globale, raggiungendo anche Sri Lanka e Messico. Non solo: stimando a tavolino la forza esplosiva totale detonata, i ricercatori hanno ottenuto una cifra pari a 108 megatoni (un megatone equivale all’esplosione di un milione di tonnellate di tnt). “È come sganciare una bomba di Hiroshima ogni singolo giorno per vent’anni”, spiegano gli esperti. Un timido tentativo di far immaginare le reali conseguenze di ogni test nucleare in corso o previsto nel mondo anche a chi la tragedia avvenuta a Hiroshima l’ha studiata solo sui libri. O a chi la può cercare di immaginare visitando la città che ne custodisce i segni nell’ampio e affollato Peace Memorial Park realizzato con le poche macerie e il tanto dolore rimasti.
Le nuove tecnologie per smascherare chi fa test segreti per creare armi nucleari
Il 29 agosto è la giornata mondiale per lo stop alle esplosioni sperimentali di bombe atomiche. La scienza è a caccia di nuovi modi per scoprire chi le effettua. E spingere i paesi a firmare i trattati per bloccare gli armamenti nucleari






