"Supplico che siano liberati tutti gli ostaggi, che si raggiunga un cessate il fuoco permanente, che si faciliti l'ingresso degli aiuti umanitari, che non si ricorra all'uso indiscriminato della forza e che venga integralmente rispettato il diritto umanitario, in particolare l'obbligo di tutelare i civili e i divieti di punizione collettiva e di spostamento forzato della popolazione".
All'indomani della decisione sofferta ma risoluta dei due patriarchi di Gerusalemme di mantenere clero e religiosi delle due parrocchie cristiane di Gaza nella Striscia, arriva anche il fermo sostegno e un nuovo pressante appello di papa Leone dall'udienza generale del mercoledì.
Papa Prevost davanti ai fedeli dei cinque continenti si richiama espressamente alla Terra Santa, "terra a tutti tanto cara" "e si associa alla dichiarazione congiunta di Teofilo III e del cardinale Pierbattista Pizzaballa che ieri da Gerusalemme hanno levato l'ennesimo grido in difesa della popolazione civile. Alla supplica del Papa si associa a stretto giro pure la presidenza della Cei, facendo proprie le parole dei due Patriarchi: "Non può esserci futuro - ammoniscono - basato sulla prigionia, lo sfollamento dei palestinesi o la vendetta: non è questa la giusta via, non vi è alcuna ragione che giustifichi lo sfollamento deliberato e forzato di civili". La comunità cristiana di Gaza, unita più che mai dopo gli eventi tragici del 7 Ottobre, è però in agitazione, assieme a tutta la popolazione di Gaza City. Nel pomeriggio, dopo che l'Idf aveva ritenuto "inevitabile" l'evacuazione di Gaza City, è arrivata la conferma dell'emissione di un ordine di allontanamento dalla chiesa di San Porfirio, quella ortodossa che ha subito già bombardamenti.










