Lei era innamorata, ma ignorava il destino toccato a due donne prima di lei, ex mogli di Reza Pahlevi cui erano toccate in sorte sofferenze, malattie e sventure
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Si sposarono con un motivo molto chiaro: dovevano generare un figlio maschio. Lo scià di Persia era al suo terzo matrimonio e doveva per forza essere quello giusto. Le nozze di Shah Reza Pahlevi e Farah Diba furono celebrate il 21 dicembre 1959 e benché la loro unione fu spinta da ragioni dinastiche e politiche, per entrambi fu molto più di questo: assieme formarono una coppia felice che seppe restare insieme nelle circostanze più avverse, finché la Storia si abbattè sulle loro vite.
La scintilla di un grande amore
Per Farah, tutto era iniziato come uno scherzo: "Magari lo Scià potrebbe sposarti, no? Sei molto carina", scherzavano i compagni di corso quando lei era solo una studentessa di architettura iraniana che viveva a Parigi. “Scrivigli”, le dicevano, “cerca di convincerlo che qui c’è una ragazza perfetta per lui”. Lo Shah Mohammed Reza Pahlevi aveva allora appena divorziato dalla sua seconda moglie, Soraya. I ragazzi non sapevano nulla di quel lontano Paese, ma si divertivano a immaginare un futuro della loro compagna a suo fianco. Curiosamente, lo scherzo è diventato realtà: Farah Diba stava per incontrare il re e diventare l'ultima imperatrice dell'Iran.Farah non arrivava dal "nulla". Non era nobile, ma la sua famiglia era parte di una élite privilegiata che in Iran si stava timidamente risvegliando dalla miseria e dall’analfabetismo e poteva permettersi di mandare i suoi figli a studiare all’estero. Farah era quindi andata a Parigi con una borsa di studio e la prima volta che vide il re fu lì, durante una visita ufficiale in cui venne presentata al monarca assieme ad altri studenti iraniani presenti nella capitale francese. Allora, tuttavia, lo scià non si accorse nemmeno di lei. Fu dopo due anni - nel 1959 - che il destino li fece incontrare di nuovo, quando Farah tornò a Teheran per far visita alla sua famiglia e nel rinnovo della borsa di studio il responsabile delle pratiche - ovvero il genero del re, Ardeshir Zahedí, sposato con la sua unica figlia, la principessa Shahnaz - propose alla studentesse appena ventenne di andare a casa sua per conoscere sua moglie. Era rimasto affascinato dalla ragazza e una bizzarra idea gli era venuta in mente... Farah naturalmente accettò l'invito e fu parecchio sorpresa quando a metà serata si presentò lo scià, ovvero il padre della padrona di casa. Reza Pahlevi rimase colpito da Farah e lei tornò a casa, alla sera, con la consapevolezza di aver vissuto un'esperienza "da raccontare ai nipoti". Poi, le arrivò un invito a Palazzo Reale.La serata fu lunga e tante le persone con cui Farah si trovò a parlare, finché a un certo punto lo sciò la prese in disparte per parlare con lei da solo, lontano da orecchie indiscrete. La scintilla era accesa: Farah si innamorò presto di lui, e nel giro di pochi altri incontri lui decise di prendere in moglie quella ragazza cresciuta con il culto del rispetto e dell'assoluta riverenza al monarca. Quando l'estate finì, come Cenerentola anche Farah sentiva che la carrozza si sarebbe trasformata presto in zucca. Pensava di tornare a Parigi per continuare gli studi, ma non sapeva se l'università le aveva concesso il rinnovo della borsa di studio per farlo. Il signor Zahedí le suggerì - forse le ordinò - di aspettare. Poco dopo, Farah ricevette infatti un altro invito a cena dalla principessa Shahnaz e quella notte lo scià le chiese di sposarlo. Era il giorno del suo 21esimo compleanno, il 14 ottobre 1959. “Ho risposto subito sì”, racconterà anni dopo. Il re l'avvertì che non sarebbe stato semplice: essere regina avrebbe comportato molte responsabilità nei confronti del popolo iraniano. Lei, ricorda: "mi sentivo in grado di portare a termine quel compito, ma non mi rendevo conto né del peso né della portata della missione che mi aspettava”. Farah ignorava il destino toccato a due donne prima di lei, ex mogli dello Scià cui erano toccate in sorte sofferenze, malattie e sventure.






