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Ultimo aggiornamento: 14:29
La foto di un tesserino Reuters tagliato a metà in un post che non lascia spazio a interpretazioni. Lo ha pubblicato su Facebook la fotoreporter canadese Valerie Zink per annunciare le sue dimissioni dall’agenzia di stampa con l’accusa di “giustificare e consentire” l’uccisione sistematica di giornalisti nella Striscia di Gaza da parte delle Israel Defense Forces. La decisione è arrivata dopo l’uccisione di 5 reporter che stavano lavorando nell’ospedale Nasser di Khan Younis.
“Negli ultimi otto anni ho lavorato come stringer per Reuters“, esordisce la fotografa, le cui foto “sono state pubblicate dal New York Times, da Al Jazeera e da altri media in Nord America, Asia, Europa e altrove”. Ma “a questo punto è diventato impossibile per me mantenere un rapporto con Reuters, dato il suo ruolo nel giustificare e consentire l’assassinio sistematico di 245 giornalisti a Gaza. Devo almeno questo ai miei colleghi in Palestina, e molto di più”.
“Quando Israele ha assassinato Anas Al-Sharif, insieme all’intera troupe di Al Jazeera, a Gaza City il 10 agosto – argomenta Zink -, Reuters ha scelto di pubblicare l’affermazione del tutto infondata di Israele secondo cui Al-Sharif fosse un agente di Hamas – una delle innumerevoli bugie che organi di stampa come Reuters hanno diligentemente ripetuto e dignitosamente sostenuto. La volontà di Reuters di perpetuare la propaganda israeliana non ha risparmiato i propri giornalisti dal genocidio israeliano. Altri cinque giornalisti, tra cui il cameraman Reuters Hossam Al-Masri, erano tra le 20 persone uccise questa mattina in un altro attacco all’ospedale Nasser. Si è trattato di quello che è noto come un attacco “double tap“, in cui Israele bombarda un obiettivo civile come una scuola o un ospedale; attende l’arrivo di medici, squadre di soccorso e giornalisti; e poi colpisce di nuovo“.











