Coltelli, punteruoli e venti microcellulari: una perquisizione a sorpresa eseguita dalla polizia penitenziaria nella III e IV sezione del carcere di Regina Coeli ha portato alla scoperta di un piccolo arsenale. Armi bianche, coltelli e punteruoli, usati per regolare i conti tra i diversi gruppi di detenuti, erano nascosti dietro le mattonelle dei bagni o ancora, dentro i materassi.

Gli agenti hanno trovato anche venti microcellulari, usati per comunicare con l’esterno. I dispositivi bucano i controlli nascosti nei pacchi alimentari destinati ai detenuti, nel doppiofondo delle pentole. In altri casi vengono lanciati dall’esterno. “Nonostante il piano ferie e la cronica carenza di personale - dice il segretario generale del Sindacato autonomo di polizia penitenziaria Donato Capece – gli agenti della polizia penitenziaria riescono costantemente a garantire l’ordine e la sicurezza all'interno degli istituti penitenziari. Torniamo a chiedere però la dotazione di strumenti di tutela come il fucile spara proiettili in gomma, già in dotazione alla polizia francese, e lo spara lacci bloccante”.

Al netto delle richieste dei sindacati, lo scenario nelle carceri italiane è tutt’altro che sotto controllo, specie per le condizioni nelle quali sono costretti a vivere i detenuti.