Fatto il giro di boa della legislatura, è il momento di focalizzarsi sul traguardo: le elezioni politiche, che salvo cataclismi si terranno nella primavera del 2027. Questo lascia a Giorgia Meloni e ai suoi ministri un anno e mezzo e due leggi di bilancio per aiutare quella fascia di elettori-contribuenti che sinora ha dovuto cedere il passo ai redditi più deboli. La premier lo sa, a giugno lo ha promesso lei stessa davanti alla platea dei commercialisti: «Intendiamo concentrarci oggi sul ceto medio». Stesso concetto ripetuto da esponenti di governo e di tutti i partiti della coalizione: non si può trattare come un ricco chi guadagna 40 o 50mila euro, occorre portare al 33% l’aliquota fino a 60mila euro (ora è al 35% per i redditi tra i 28mila e i 50mila euro, poi sale al 43%). Tutti sanno che il giorno del voto milioni di italiani chiederanno conto di quella promessa scritta nel programma elettorale del 2022: «Riduzione della pressione fiscale per famiglie, imprese e lavoratori autonomi». Ma non c’è solo questo. A palazzo Chigi, come nelle altre cancellerie europee, c’è la preoccupazione che il ceto medio riduca il consumo di generi che magari non sono essenziali, ma fanno comunque la differenza nella percezione del tenore di vita. È necessario dare una risposta, anche per mantenere alto il consenso del governo.
Irpef giù e spinta ai salari: ecco gli aiuti al ceto medio | Libero Quotidiano.it
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