All’alba dell’era di Emmanuel Macron, nel marzo del 2017, lo scrittore Michel Houellebecq, consegnò la sua diagnosi pre-veggente sulla strana malattia francese: «La realtà politica non corrisponde alla società, è una situazione da nevrosi». Otto anni dopo, a Parigi si cerca ancora un dottore, mentre il primo ministro François Bayrou l’8 settembre si presenterà davanti all’Assemblea Nazionale per chiedere un voto di fiducia che ha l’aria di un funerale.

Tutto è sempre possibile, c’è chi è risorto e Bayrou per il momento è ancora tra noi, ma lo sbarramento di non alla fiducia partito da destra e da sinistra è un rintocco di campana a morto, non suona come l’inno della Marsigliese. L’unica cosa che marcia a Parigi non è la rivoluzione, è la crisi, al punto che i giornali francesi pubblicano ritrattoni di Giorgia Meloni con elogi per il governo, la stabilità di Roma e un’inedita invidia per les italiens. Il colpo di sole, la mazzata agli ultravioletti che surriscalda il cervello, arriva con lo spread tra i titoli di Stato italiani e quelli francesi che va verso la parità.

I problemi di Parigi sono una cronaca del Terrore, a Macron servono continue operazioni di distrazione di massa. Una nazione a destra, un presidente centrista, una sinistra di barbudos e descamisados, sono come la corsa dei tori di Pamplona trasferita sugli Champs-Élysées. Una serie di governi fatti (e disfatti) per frenare l’ascesa del partito di Marine Le Pen hanno avuto l’effetto contrario sperato da Macron, la Francia è governata con un kamasutra del sadomasochismo politico. Si fanno male, godono, si fanno sempre più male. E il godimento, come l’estate dei Righeira, sta finendo.