Molto più di una semplice radice

Quello che viene chiamato «zenzero» - dal sanscrito antico «srngaveram» ovvero «radice di corno» - tecnicamente non è una radice né un tubero, ma un rizoma, ovvero quella sezione del fusto della pianta che cresce lateralmente e sotto terra, producendo germogli verso l’alto e radici che affondano nel terreno.

Una volta raccolto, lo zenzero viene utilizzato fresco o essiccato, macinato, cristallizzato o candito, trasformato in una spezia da utilizzare in cucina o in un rimedio medicamentoso, secondo una tradizione che risale a 5mila anni fa quando, per primi, gli antichi popoli austronesiani iniziarono a coltivarlo, fino a portarselo appresso durante la migrazione in India e in Estremo Oriente, dove divenne un ingrediente fondamentale della cucina del sud-est asiatico nonché della medicina ayurvedica e di quella cinese.

Oltre mille varietà di zenzero

Di zenzero esistono più di 1300 tipologie. Tra queste, la più conosciuta deriva dalla Zingiber officinale, pianta erbacea tropicale che produce fiori verde-viola e ha un rizoma profumato, dal gusto fresco e leggermente piccante. Ma anche di questo esistono circa un centinaio di tipologie e varietà, tra cui lo zenzero baby (sempre dalla Zingiber officinale, solo che viene raccolto molto giovane, prima che assuma il classico colore giallo e la caratteristica legnosa») di cui si può utilizzare anche la scorza, lo zenzero rosso (Zingiber rubens, dal colore intenso e dall’aroma più fruttato e meno piccante). Ugualmente diffusi in commercio sono lo zenzero cinese (Alpinia officinarum) e lo «zenzero selvatico» (del genere Asarum), proveniente da una pianta diffusa in tutto l’emisfero settentrionale, botanicamente non imparentata con la Zingiber officinale, ma del cui rizoma ricorda l’aroma.