BERLINO Quando Marla-Svenja Liebich si presenterà nel carcere di Halle venerdì prossimo, avrà fine il tormentone tedesco di questa tarda estate: andrà nell’ala femminile o in quella maschile? Pochi dubbi che Liebich sia il neonazi più celebre della Germania: una carriera trentennale, segnata da razzismo, attivismo e performance surreali, che l’hanno reso un nome popolare. Fino all’ultima giravolta: nell’estate 2024, con il carcere a un anno e sei mesi ormai incombenti — vista la sfilza di condanne e multe — ha cambiato sesso. E così, da Sven diventata Svenja con una semplice dichiarazione all’ufficio competente, ha preteso di finire in cella tra le donne. La direttrice del carcere dice che lì, all’inizio, dovrebbe andare, perché bisogna obbedire alla legge.
Qualche attivista trans, e perfino la claque neonazi, canta vittoria. «Maria Svenja Liebich non deve essere rinchiusa in una prigione per uomini! I diritti delle persone trans sono diritti umani!!! Riconoscetela per ciò che è e che è sempre stata: Una donna»: ed è difficile distinguere su X tra account satirici, parodie e l’estremismo attivista (quest’ultimo post è satira). Svenja, 54 anni, ha imbracciato il nuovo ruolo da par suo, e si presenta in foto con un cappello di paglia a tese larghe, occhialetti da John Lennon, rossetto rosso, orecchini d’oro e baffi da conservatore dell’Ottocento. Se l’obiettivo era far andare in tilt il sistema o almeno i social, ci è riuscita/o.












