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Al telefono la leader elvetica ha contestato i dati (errati) del tycoon. Che si è vendicato: dazi al 39%
Irascibile e ondivago Trump lo è sempre stato. Ma, evidentemente, c'è una cosa che quando si ha che vedere con lui non bisogna mai fare: contraddirlo. Altrimenti si può finire col farlo offendere, anche se si è dalla parte della ragione. Con la conseguenza di vedere compromessi i rapporti personali ma anche commerciali. E se si parla di relzioni umane, pazienza. Ma se si parla di Stati ed quilibri economici, allora diventa un problema. Come capitato tra Stati Uniti e Svizzera, con una un aumento dei dazi statunitensi sulle esportazioni svizzere, entrato in vigore il 1º agosto con un'aliquota del 39%, figlia di una telefonata poco gradita a Trump, per usare un eufemismo, con la presidente svizzera Karin Keller-Sutter.
La Stampa svizzera, cita fonti della Casa Bianca e riporta come la telefonata del 31 luglio scorso tra i due presidenti sia stata di fuoco. La conversazione aveva l'obiettivo di sbloccare definitivamente un negoziato già in fase avanzata ma la presidente della confederazione elvetica Keller-Sutter, secondo la ricostruzione, avrebbe ripetutamente interrotto e corretto Trump, convinto nel sostenere un disavanzo commerciale tra i due Paesi attestato in 40 miliardi di dollari ma in realtà errato. Una correzione tecnicamente giusta, ma che, a Washington, sarebbe stata interpretata come un affronto diretto e peggio un'umiliazione. Keller-Sutter, con la proverbiale precisione svizzera, avrebbe fatto a Trump un "corso intensivo di economia e politica economica" che ha fatto infuriare il tycoon. "Mai prima d'ora un presidente degli Stati Uniti in carica si era lasciato trattare in questo modo dal presidente di un altro Paese per più di mezz'ora. Bill Clinton avrebbe riattaccato dopo dieci minuti. Nemmeno Barack Obama l'avrebbe tollerato", ha spiegato una fonte americana al giornale svizzero.






