“L'estate sta finendo e un anno se ne va / Sto diventando grande: lo sai che non mi va / In spiaggia di ombrelloni non ce ne sono più / è il solito rituale ma ora manchi tu”. Alzi la mano chi non ha letto questi versi cantando. L’estate sta finendo dei Righeira ha compiuto 40 anni: è stato il brano simbolo di quell’estate del 1985. Ma, in fondo, lo è stato di tutte le estati. È sempre stato il simbolo di quel senso di malinconia per le cose che finiscono, le estati come gli amori. E anche della paura di crescere e diventare adulti, e prendersi le proprie responsabilità. Quando eravamo bambini cantavamo e amavamo quella canzone. Ma è stato un po’ di tempo dopo, da grandi, che abbiamo capito quanto fosse importante il suo significato. Oggi L’estate sta finendo è un classico della canzone italiana: Johnson Righeira l’ha canta a Sanremo, con i Coma­­_Cose, in un nuovo arrangiamento. Ed è tornato sulle scene con una nuova canzone, Chi troppo lavora (non fa l’amore) che è puro stile Righeira aggiornato ai tempi di oggi. È per questo che diciamo che l’estate di Johnson Righeira non finisce maiL’estate sta finendo era stata scritta prima di Vamos a la PlayaL’estate sta finendo è firmata dai Righeira, cioè Stefano Righi e Stefano Rota, e da Carmelo La Bionda, dei Fratelli La Bionda, geniali produttori di Italo Disco degli anni Ottanta. Uscita il 20 maggio 1985, quando l’estate non era ancora iniziata, arrivò al primo posto delle classifiche in Italia e vinse il Festivalbar. Terzo grande successo dei Righeira, L’estate sta finendo ha sempre avuto qualcosa di diverso rispetto agli altri singoli. Da un lato ha una certa vena malinconica, rispetto al dadaismo di Vamos a la Playa e No Tengo Dinero. Dall’altro è una sorta di racconto per immagini, quasi un film fatto di musica e parole. È una canzone quasi cantautorale, che punta meno sulle lingue straniere e sui giochi di parole. “L’estate sta finendo, nella sua proto-version, era stata scritta già prima di Vamos a la Playa” ci confessa Johnson Righeira. “Faceva parte della mia prima fase, quella legata alle citazioni anni Sessanta, a Peppino di Capri e Edoardo Vianello. Era già nata molto diversa dalle altre, non risentiva di quella svolta new wave che poi ha portato ai pezzi più famosi. È quella che chiamavo la mia fase punk: la musica italiana è cambiata tra gli anni Cinquanta e i Sessanta, con personaggi influenzati dal rock’n’roll che ne fecero una versione tutta nostra. Era quella la nostra fase di rottura, e mi ero ispirato a quelle canzoni come reset della musica italiana. L’estate sta finendo fa parte della primissima produzione di Johnson Righeira ancora da solista. Come Clonazione geghegè o Tambroni Twist. Se vai ad ascoltare il primo album dei Righeira non c’è un pezzo uguale all’altro, ma ci sono già canzoni che raccontano delle storie”.Caciara e malinconia, la doppia anima dei RigheiraAvvicinandosi all’estate del 1985, allora, si decise di riprendere in mano quella canzone e di rinnovarla. “Lo decidemmo insieme ai La Bionda” ci rivela Johnson Righeira. “Vamos a la Playa forse era stata di maggior stimolo all’inizio. Poi ci fu una sorta di summit che decise di lanciare L’estate sta finendo. Nella prima versione non c’era ancora la parte ‘languidi brividi’, tutto girava attorno alla strofa ‘L’estate sta finendo’. Era forse una canzone ancora da ultimare. Cosa che venne fatta. C’è sempre la doppia anima righeiriana: la caciara, l’anima elettronica e sperimentale, e quella malinconica, la voglia di raccontare storie d’amore tristi”.Una canzone per la fidanzata che non avevo ancora mai avutoSì, perché le storie d’amore tormentate sono sempre state un classico delle canzoni e dei film, un mood prima ancora che vita vissuta. “È uno stato d’animo, una canzone dedicata alla fidanzata che non avevo ancora mai avuto e immaginavo già una storia che finiva male. Un destino segnato. Una vocazione al martirio” ci confessa l’autore. Ma d’altra parte le storie d’amore estive sono sempre state così, destinate perdersi come lacrime nella pioggia.Quella paura di crescereMa L’estate sta finendo è molto di più che una storia d’amore. È una canzone che la gente ha da subito sentita sua. Quell’immagine degli ombrelloni che si chiudono, la fine di una festa, gli amici che se ne vanno, è una sensazione che abbiamo provato tutti. “È molto evocativa e ha delle immagini molto semplici ma che appartengono a tutti” concorda Johnson Righeira. “Tutti hanno avuto paura di crescere, tutti hanno avuto quella tensione nel diventare grandi. È uno stato d’animo abbastanza universale. E, nel collocarlo alla fine dell’estate, funziona. Ci sono le prime giornate brutte, si torna a scuola o al lavoro. È ovvio che venga un po’ di malinconia”. La canzone uscì a maggio per candidarsi a tormentone e per esplodere in piena estate. “È stata una bomba a orologeria, man mano che si avvicinava la fine dell’estate prendeva sempre di più” ricorda l’autore.Il vero ritornello sono le strofe. E quel sax…La parte del ritornello, “languidi brividi” è stata aggiunta in un secondo momento. Ma L’estate sta finendo è una di quelle canzoni in cui già nella strofa hai già tutto, sei già dentro la canzone. Come certe canzoni dei Beatles. “È una canzone anomala, il vero ritornello sono le strofe” ci conferma Johnson. “Quel ritornello, che chiamerei inciso, è quasi più un alleggerimento per ritornare al sax, che ha caratterizzato in modo pesantissimo il pezzo, e alle strofe. Che è dove la canzone si gioca le sue carte, dove ci sono le immagini più evocative”. Il sax è uno degli elementi chiave della canzone, una vera deflagrazione. “È stata una questione di arrangiamento” racconta l’autore. “Non ricordo chi l’abbia composta. Probabilmente riprende alcuni brani come Baker Street. E per la canzone è stato suonato da Claudio Pascoli, uno dei più grandi sassofonisti italiani della storia. Ha fatto un sax potente, tosto, graffiante”.La consacrazione di SanremoNel 1985 era nell’aria che sarebbe diventata la canzone dell’estate. Ma quando si capisce che una canzone è qui per restare, che è diventata un classico? “È una cosa che avviene progressivamente” ci spiega Johnson Righeira. “All’epoca la critica ci snobbava. Quando ho cominciato a leggere – anche per quando riguarda Vamos a la Playa - le prime analisi più approfondite che all’epoca non vennero fatte, il fatto che Vamos a la Playa fosse tutt’altro che una canzoncina da spiaggia, ho cominciato a capire che queste canzoni erano entrate nella storia”. Che lo abbiano fatto lo conferma la consacrazione sanremese di quest’anno, l’esibizione con i Coma_Cose nella serata delle cover. “È stata una canzone con un arrangiamento strepitoso, tanto che dal vivo la faccio in quella versione” commenta il cantante. “Spesso hai paura a toccare un grande classico. Sanremo mi ha dato l’opportunità di fare sentire questa nuova versione contemporaneamente almeno a 10 milioni di persone”.I Righeira e le nuove generazioniI Coma_Cose sembrano essere perfettamente in sintonia con il mondo Righeira. “Quando il mio staff ha proposto a varie case discografiche questa ipotesi, la cosa è arrivata all’orecchio dei Coma_Cose che hanno voluto assolutamente farla loro” ci racconta l’artista. “Sono stato estremamente felice perché già li conoscevo. E sono stato felice perché così come sono stato felice dell’incontro con Albi e Carota de Lo stato sociale. È la conferma del fatto che ci sono generazioni di musicisti successive ai Righeira che hanno avuto un approccio simile a quello righeiriano, partire dall’underground per arrivare a una forma di pop moderno e innovativo. Mi sono sentito a casa, vicino a dei miei simili”.Chi troppo lavora (non fa l’amore): Righeira contro il logorio della vita modernaL’incontro con Albi e Carota de Lo stato sociale è una nuova canzone, scritta e prodotta da Johnson Righeira con loro ed Edo Castroni: Chi troppo lavora (non fa l’amore), puro stile Righeira aggiornato ai nostri tempi. “È una bomba” ci confessa Johnson. “Erano anni che non avevo così gusto a cantare una canzone, anche dal vivo. È esattamente l’evoluzione di Righeira che stavo cercando da tempo”. Tra l’altro sconfessa, nel suo messaggio anche un classico di Celentano. “Quella canzone uscì in un’epoca di lotte operaie. E quindi suscitò polemiche, sembrava un’incitazione al krumiraggio. Questa è l’opposto: lavorare meno, lavorare tutti, essere pagati il giusto e avere il tempo per vivere la propria vita”. Sembra il messaggio di quel noto amaro che recitava “contro il logorio della vita moderna”. “C’è la citazione del monumento di Ugo Nespolo sul lungomare di San Benedetto del Tronto, ‘Lavorare lavorare lavorare, preferisco il rumore del mare’. Che a sua volta è mutuato dal poeta Dino Campana”. Il suono Righeira in versione 2025 funziona. “È il suono di gente molto giovane che riprende il mio mondo. Persone che gli anni Ottanta li hanno idealizzati, ma non vissuti, e hanno chiaramente una digestione diversa di quel periodo e di quei suoni”.Le nuove generazioni vogliono bene ai RigheiraIl segreto è questo. Ci sono generazioni di musicisti cresciuti con la musica dei Righeira che l’hanno assimilata, amata e adesso restituiscono il regalo. “Vogliono più bene loro ai Righeira di quanto non ne volessero i critici contemporanei a noi, che ci snobbavano molto” riflette Johnson Righeira. “Le nuove generazioni trovano nei Righeira esattamente quello che i Righeira volevano metterci: avanguardie artistiche, elettronica tedesca, cialtroneria”. Noi all’epoca non eravamo critici, e forse non lo siamo nemmeno adesso. Eravamo solo bambini che ascoltavano quelle canzoni e volevano che l’estate non finisse mai. Per questo vogliamo così bene ai Righeira.