Partiamo con qualche ovvietà: la Russia è un paese immenso, una fiera eurasiatica che si stende dai geli del nord alle repubbliche al confine con l’Afghanistan, dagli Urali all’Europa, di nuovo dagli Urali fino al Pacifico, dalle notti bianche al deserto dei Gobi. Ed è un mistero, perché vi accadono cose impensabili altrove. Per esempio, la lunga barba di Rasputin la si è ritrovata sul mento dello scienziato più pazzo del mondo, tale Sergej Ravitskij, che qualche anno fa in Antartide ha accoltellato il collega perché gli spoilerava i romanzi.
Una storia assurda che difficilmente si sarebbe verificata in Germania o in Italia. Anche per questa tendenza a precipitare negli abissi della coscienza, che è un po’ la cifra della sua cultura, la Russia è un rebus per noi. Se a ciò si aggiunge che ogni tanto il ceo di qualche partecipata precipita misteriosamente dai piani alti e che spesso gli oppositori politici finiscono male, non c’è da stupirsi se ci va di mezzo un grandissimo direttore d’orchestra come Gergiev, respinto con sdegno come se fosse una spia del regime putiniano.
La Commissione europea ha gioco facile a tirare in ballo complotti russi ogni qual volta si trovi a un passo dalla sfiducia, perché la Russia è appunto il paese di Rasputin, uno che solo a guardarlo negli occhi viene il capogiro. A vedere le sue foto lo si direbbe un lupo siberiano, e del resto di lì veniva, umile figlio di contadini destinato a diventare la guida spirituale e il confidente dell’ultima zarina di Russia, Aleksandra, assassinata dai leninisti nel 1918 con il marito e i figli.







