La prima reazione dopo aver visto l’immagine in questione è stata, visti i tempi, chiedersi se non fosse il risultato di un’elaborazione dell’intelligenza artificiale.

Poi, una volta accertata la veridicità di quella paradossale distesa d’imbarcazioni ancorate sugli splendidi fondali dell’arcipelago sardo della Maddalena – una di fianco all’altra, a centinaia, gomito a gomito, «ingegnere, ha per caso un cavatappi?, «ma certo, aspetti che glielo passo» - vien subito da sorridere leggendo il catenaccio dell’articolo del Corriere che lo definisce “turismo di lusso”, roba che pare invece una replica balneare del parcheggio dell’Ikea al sabato pomeriggio.

Ora, fermo restando che ognuno si comporta come crede – naturalmente al netto delle disposizioni di legge, e in questo senso lascia alquanto perplessi sapere che la multa per un ormeggio irregolare nel parco marino della Maddalena arriva solo a 51 euro – ecco, senza voler apparire boriosi, permetteteci di avanzare qualche perplessità sulla reale “passione per il mare” di codesti pseudo-naviganti da centro commerciale. Senza arrivare alle vette del grande Joseph Conrad – secondo il quale «la vera pace di Dio comincia in qualunque luogo che sia mille miglia distante dalla terra più vicina» - proprio non si comprende come si possa trovar godimento nel tuffarsi in acque sì meravigliose, ma rischiando di prendere una capocciata contro l’imbarcazione a fianco, oppure sdraiarsi al sole in coperta circondati da radio urlanti e schiamazzi che nemmeno nel più affollato stabilimento balneare.