"La politica estera la fanno il presidente del Consiglio, il ministro degli Esteri". Lo ribadisce, Antonio Tajani, vicepremier, leader di Forza Italia e soprattutto in questo caso ministro, appunto, degli Esteri. Il capo della Farnesina è l'ospite più importante della giornata al Meeting di Comunione e Liberazione in corso come ogni anno a Rimini e il suo intervento non può prescindere da un commento sulla querelle-Macron, che da caso diplomatico internazionale si è trasformato ieri in questione politica interna.

Il presidente francese nei giorni scorsi ha convocato l'ambasciatrice italiana a Parigi per comunicargli le sue rimostranze riguardo alle parole, definite "inaccettabili" di Matteo Salvini che aveva invitato ironicamente Macron stesso ad attaccarsi al tram ("Taches al tram", in milanese) e mettersi nel caso l'elmetto e andare lui in Ucraina. Un vigoroso "no", insomma, all'invio di truppe europee a difesa di Kiev. La posizione del governo italiano non è lontana da quella del leader della Lega, ma per così dire dialetticamente più sfumata.

"Se si devono far valere delle ragioni - sottolinea non a caso Tajani -, come ho detto, si vince con la forza delle idee, non con la violenza delle parole". "Io uso sempre toni calmi: bisogna sempre ricordare che la forza delle idee in politica conta più della violenza delle parole - ripete -. Quindi se si vuole vincere, bisogna usare la forza delle idee. Quello che io ho sempre cercato di fare per prevalere".